La Meglio Gioventu` closed down.

13 Gennaio 2007 13 commenti


E dopo 7 mesi di splendida gara, eccoci al traguardo. Sono appena arrivate le buste dalla giuria del Gran Premio Scrittomisto, il concorso letterario del web. Ecco le buste, le stiamo aprendo. E dunque: l’insindicabile giuria ha deciso che i vincitori del concorso sono, in ordine alfabetico: Personaggi Precari di Sarmigezetusa Un diario, pressapoco di Brekane Veramente difficile ripetere il medesimo stratagemma di Licenziamentodelpoeta I premi in palio sono tre, e vanno ai signori di cui sopra. Tuttavia, a titolo di "menzione d’onore" la giuria tiene a precisare che apprezzamenti sono andati anche a: Michele Lupo, Rachel Barnacle, Stefanopz, e LaMeglioGioventùReloaded. Tra poco prenderemo contatto con i tre vincitori. Parleremo ancora del concorso, e da ora diamo appuntamento al Gran Premio 2008. Intanto, grazie a tutti. Ma proprio tutti. Cosi` si e` concluso il concorso. Il blog non ha vinto, ma ha avuto una menzione d’onore insieme ad altre tre opere. Eravamo 106, VOI mi avete portato in finale con altre 29 opere e una giuria di esperti ha dato la definitiva approvazione. Sono orgoglioso. Ho detto blog perche`il 70% di quelle cose erano state prese da questo spazio che ora chiude. Si`, dopo mesi di agonia non scrivero` piu` nulla. Almeno qui. L’altro giorno rileggevo pezzi della prima meta` del 2005, quando lavoravo part-time e riuscivo a scrivere un articolo ogni giorno. Era il periodo in cui quasi tutto cio`che capitava finiva qua dentro. Era il periodo delle mie amicizie con la Regina, con Davide, Roberto e Natalino. Ho trovato cose di cui non ricordavo nulla e la cui rilettura e` stata appassionante. E commovente. Questo per dirvi che prima o poi tornero` in rete, con altri pseudonimi e con altre storie. Le gratificazioni ricevute in questi due anni sono qualcosa di cui non posso fare a meno. Parlo di chi non ha perso un articolo, di chi appena mi ha scoperto si e` letto tutto il blog in un fiato, di chi mi ha scritto "mi hai commosso", di chi mi ha scritto "mi hai fatto tagliare dalle risate", di chi e` venuto in negozio e mi ha fatto "ma tu sei quello del blog?", di chi si e`visto La Meglio Gioventu` solo perche`il mio blog…, di chi mi ha difeso quando ho scritto articoli impegnati, di chi si e` preoccupato per me il 7 Luglio 2005, di Alessia Marcuzzi che ha saputo dell’articolo dedicatole due anni fa e ne ha riso, di chi ha scritto che ho talento e di quel ragazzino che voleva farsi una sega con Silvia Saint, l’ha cercata su Google ed e` finito qui. Grazie! Ora devo lavorare seriamente. Non quel lavoro che faccio da Hamleys! Quello che oggi mi ha fatto parlare con Sylvester Stallone, che cercava dei gatti peluche "non troppo rigidi" per le sue tre figlie. Ragazzi: brutto, ma brutto! Ora devo lavorare seriamente. Punto. Due anni fa ho aperto. Oggi chiudo in bellezza. A presto.

Incontri ravvicinati con Zinedine Zidane.

13 Dicembre 2006 8 commenti


Claudia Schiffer, Christian Slater, Russell Crowe, Bon Jovi, Paul McCartney. Cos’hanno in comune queste persone? Me li sono trovati tutti di punto in bianco ad un palmo dal mio naso. E` una strana sensazione quella che provoca l’incontro inaspettato con un VIP. C’e` un microsecondo in cui pensi “questo viso mi e’ noto” e poi subito “cazzo, e’ proprio lui/lei!” La televisione crea miti, non c’e` dubbio, e la sensazione dei miei incontri con le celebrita` include anche la conferma che sono in realta` persone normali, che una mattina vengono in negozio come clienti qualsiasi per fare un po` shopping. Ma l’incontro di pochi giorni fa ha avuto una valenza decisamente piu` forte.
Non mi aspettavo di trovare nessuno, perche` ero nella loading bay del negozio. Gonfiavo palloncini con cui decorare i giocattoli di cui ora sono responsabile e ho notato una famiglia entrare da li`, dove sono ammessi solo coloro che scaricano le consegne. All’inizio erano un uomo, una donna e due bambini. Poi il microsecondo in cui il viso di lui mi ricordava una serata d’estate ancora viva nella memoria. Poi la conferma: “Cazzo, ma questo e` Zidane!”
Zinedine ha stretto la mano a Steve, il capo della sicurezza e insieme alla sua famiglia si e` addentrato nella loading bay, passandomi a un metro di distanza. Dopo essere entrati in negozio ho guardato Michael, uno dei magazzinieri, e ho urlato: “Whoooooooooooooooooooooooooooooo!”
“Calm down.” mi ha detto lui. Mi ha avvertito che la sua visita era stata organizzata per evitare autografi e fotografie, sia dai clienti che dai noi dello staff. In tutta risposta ho mollato i palloncini e mi sono avventato sul suo pancione con la testa. Poi sono entrato in negozio.
Zidane era davanti all’ingresso, Steve faceva gli onori di casa, i figli si guardavano attorno estasiati. Ho guardato Steve, lui ha guardato me. I miei occhi gli parlavano. Dicevano “cosa faccio, glielo dico che sono italiano?”. I suoi occhi rispondevano. Dicevano “stai alla larga e non fiatare.”
Steve si e` rivolto ai due bambini: “Volete due palloncini? Gigi, me ne dai due per favore?”
Io li ho dati ai bambini. “Lo vuoi un palloncino?” chiedeva il clown Pennywise ai bambini che poi massacrava nel libro IT. Io al massimo avrei simulato la testata con cui il loro paparino ha segnato a nostro favore la finale.
Il piano terra era in subbuglio. Ogni membro dello staff seguiva con lo sguardo l’uomo alto con la cuffia e le gazzelle bianche. Manni lo voleva fotografare: e` il suo mito da sempre. Anche lui e` stato allertato. C’e` un clima di tensione spropositato. I manager annunciavano con il walkie talkie l’arrivo dell’ex calciatore ad ogni piano, come se…come se…volessero prevenire un saluto? Un autografo? Neanche fosse una spia russa!
Zinedine Zidane. Il 9 Luglio e` stata probabilmente la persona piu` insultata del mondo. Io stesso l’ho mandato a fanculo decine di volte, tra un inno nazionale e un coro a Cannavaro.
“Zidane, Zidane, Vaffanculo!”
Ce lo avevo davanti. E` entrato dal retro per distinguersi dai comuni mortali, perche`entrare da Regent Street era troppo cheap. Mi chiedevo “cosa mi faresti se sapessi che a furia di insultarti ho perso la voce? Cosa mi faresti?” E sorridevo sotto i baffi. Sorridevo e il negozio, con la marchetta piu` volgare, mi convinceva a restare dentro ancora per un po`.

E ora vi dico: Grazie! Sono in finale.

2 Dicembre 2006 8 commenti


La mia opera ha raggiunto la finale.
106 partecipanti, 30 finalisti e tra questi, con la media del 4.3, la mia London Calling. Se non ci foste stati voi non avrei avuto i voti necessari per controbattere la sfilza di 1 con cui ogni partecipante è stato flagellato. Da qui capite perchè una opera da 4.3/10 ha raggiunto la finale.
Siete stati voi perchè il mio voto personale non è stato un 10, ma un 9. Ieri l’ho riletto e ho notato un paio di grossi errori che già mi erano stati segnalati, tutti dovuti al mio vizio di cambiare i nomi all’ultimo minuto. Nondimeno la lettura romanzata dei miei primi mesi a Londra mi ha fatto sorridere, mi ha fatto pensare e mi ha commosso di nuovo.
Poche ore prima avevo incontrato Josephine, la ragazza svedese cui ho dedicato vari articoli del mio blog ( Marzo, Aprile 2005) e anche uno spazio nella mia storia. Una delle ragazze simbolo di quei primi mesi. Ci eravamo salutati a Brighton un anno e mezzo fa e da allora ci siamo spediti solo due messaggi. Ieri abbiamo pranzato insieme. Al posto dei capelli lunghi castani ha un caschetto biondo, è più donna, ma certe cose non le sono cambiate.
“Sai Josephine, forse sono arrivato in finale in un concorso letterario.”
“Cool!”
“Mi pubblicano se vinco.”
“Very cool!”
Siete stati voi perchè per buona parte di questi due mesi ho ignorato il concorso; la mia posizione in classifica, il forum dei partecipanti, le risposte della giuria. Ho ignorato anche il mondo dei blog. Ci sono stati giorni in cui non ho neanche guardato il mio, chi mi avesse scritto, chi fosse passato, quale fantasiosa ricerca di Google avesse portato contatti. Blocco da blogger, che vi posso dire. L’unica cosa che ho scritto in due mesi, a parte l’articolo sui Rancid, è stata una lettera. Grazie a quella lettera ho fatto licenziare il mio ex-capo e ho preso il suo posto in negozio. Ma questa storia merita un articolo a parte.
Siete stati voi perchè la maggior parte dei miei conoscenti in Italia non ha mai saputo niente del concorso. Volevo che nella poca attendibilità di quella votazione mi votassero solo persone che sanno effettivamente come scrivo. Mi ha fatto piacere che a votarmi 10 siano state anche persone capitate nel mio blog per sbaglio, dopo aver digitato “Silvia Saint” su Google o chissà quali altri riferimenti.
Troverò il tempo per ringraziarvi tutti singolarmente. Nuovi fronti si sono aperti, in caso di sconfitta, e mi chiedono un superlavoro che si accumulerà a quello richiesto dal negozio.
Ancora grazie.

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VERY PUNK INDEED.

23 Novembre 2006 11 commenti


In treno con noi, alla fine del concerto, c?è una famiglia. I genitori sono due persone normali, due quarantenni che vedreste il sabato pomeriggio al supermercato, con il carrello carico delle provviste per la settimana. La figlia avrà otto, nove anni. I capelli sono raccolti ai lati da due lunghe trecce; sopra sono incollati in una lunga cresta; nella maglietta campeggia la copertina del quarto album dei Rancid, LIFE WONT WAIT. Il figlio avrà dieci, undici anni. I suoi capelli, tinti di rosso, sono tutti sparati in aria; i pantaloni attillati hanno una fantasia scozzese a quadri, su sfondo colore rosso. Questa famiglia è un fenomeno. Immagino i loro genitori alla mia età, punk duri e puri con la passione per un gruppo appena emerso nelle scene musicali come perfetto erede dei Clash e dei Ramones. I Rancid. Forse anche loro si facevano le cassette con le compilation delle loro canzoni migliori. Forse anche lui li aveva fatti conoscere a lei. Forse anche lei li cantava durante i viaggi in macchina.

Due ore prima il palco si oscura davanti a me, a pochi metri dalla transenna. Stuart è dietro.
?Soon! Very soon!? non smette di dire. Poco prima scherzavamo su un tipo con la cresta rossa, il chiodo con gli spuntoni e gli anfibi pesanti. Abbiamo immaginato che all’uscita ci fosse la mamma ad aspettarlo in macchina, abbiamo immaginato che la madre lo rimproverasse per il ritardo e lo minacciasse di andare a letto senza cena. Con Stuart il mio inglese riesce brillante come l’italiano.
Su un amplificatore è poggiata l?insegna ARMSTRONG AVE. Su altri due amplificatori la marca MARSHALL è coperta, in modo da lasciare solo il nome LARS (Tim Armtrong e Lars Fredericksen sono i due front-men dei Rancid). Il palco si oscura, il mega schermo si accende e passa in rassegna le copertine dei loro album. Entra Tim, con il suo cappellino, un gilet di pelle, jeans e Gazzelle. Attacca da solo, come anche nell?album, la canzone RADIO. Dopo quindici secondi l?attacco finisce, subentra il basso, la seconda chitarra e la Brixton Academy esplode. È una delle canzoni che ricordo ancora un po? a memoria e la urlo saltando, dito puntato verso Lars, a dieci metri da me. A Marzo lo avevo incontrato nella stazione di High Street Kensington: aspettava la metropolitana. Indossa un abito gessato e le All Star nere che indossiamo sono l?ennesima conferma di una sintonia che dura da dieci anni (quando comprai ?and out come the wolves notai che Lars, ritratto nella copertina, indossava lo stesso paio di anfibi da me comprato poco prima).
Dopo Radio è Lars a cantare ROOTS RADICALS. Mi giro e vedo Stuart che poga dall’altra parte. Davanti a me una cicciona punk mi abbraccia e cerca il collo per un bacio. È solo una delle tante. Le creste che vedo intorno sono da antologia, i giubbottini di pelle qualcosa di trovabile solo nei negozietti di seconda mano. Un ragazzo ha i capelli tinti a macchia di leopardo. Un ragazzo si è tatuato LIFE WONT WAIT sul petto. Mi chiedo se la canteranno. Ripenso a quando Lei la cantava in macchina. La cicciona, non so perché, mi ha preso la maglietta e inizia a tirarmela. Alla terza canzone è già bagnata di sudore. Qualsiasi traccia di asciutto si perde durante JOURNEY TO THE END OF THE EAST BAY. È il delirio. Iniziano a volare le persone. Io non smetto di fissare Lars e Tim.
Li ho conosciuti dieci anni fa, nel 1996. Comprai l?album perché la ragazza per cui avevo perso la testa mi aveva chiesto se li conoscevo. Le risposi di no e non persi tempo per avere un buon motivo per rivolgerle la parola. Quando tolsi il CD dalla bustina e riguardai la copertina mi convinsi di aver buttato i miei soldi. C?era un punk con la cresta seduto su un gradino. Io mi pettinavo ancora i capelli con la riga in mezzo. Quando ascoltai le prime canzoni la voce roca dei due cantanti mi spaventò. Pochi mesi prima avevo comprato il cd delle Spice Girls. Poi lo ascoltai una volta. Due. Tre. Lo sdoppiai su cassetta per ascoltarlo anche nel walkman. Dopo quel cd cambiarono un po? di cose.

Era l?età in cui si passava dall?anonimato ad una identità vera o presunta. Buona parte della mia classe era stata assorbita dalle discoteche; lo scooter regalava a molti ragazzi una popolarità prima insperata; gli occhiali da sole Oakley avevano soppiantato i Rayban e i capelli lunghi con la riga in mezzo erano considerati molto fighi. I metal indossavano le magliette dei Blind Guardian,leggevano libri fantasy e avevano tutti il loro gruppetto musicale. Gli hip hop navigavano nei loro pantaloni e camminavano molleggiati con le mani nelle tasche. Il punk non era molto considerato. Io non scelsi quella strada; fu la musica a trascinarmi.
La riga in mezzo scomparve, accorciai i capelli e li sparai all?indietro. Dopo le forbici e il gel venne il turno di acqua ossigenata, decolorante e tinte di vario colore. L?abbigliamento si fece particolare, se non altro avevo smesso di spendere 40000 per una maglietta Calvin Klein. Mi innamorai di una felpa grigia Benetton, con una fascia azzurra ad altezza petto e un?altra, rossa e gialla, sulle maniche. La mania per le felpe e i maglioni a righe nasce proprio da allora. A 17 anni volevo l?anellino al naso e dopo due tentativi falliti (leggi infezione al naso) me lo sono fatto una terza e ho avuto ragione io. Me lo sono tolto al terzo anno di Università. All?ultimo anno di liceo me la tiravo da genio svogliato e ribelle. Quando la prof di Italiano mi chiese una tesina sui Malavoglia io risposi che non l?avevo fatta perché era una noia mortale. La musica mi aiutava ad uscire, spesso in maniera ridicola, da un guscio in cui ero rimasto chiuso per tutta la vita. Il nichilismo non mi apparteneva. L’anarchia neppure. Non vissi mai questa passione in maniera estrema.
Non sono mai diventato un alcolizzato, per esempio.
La cresta non mi è mai passata per la testa. Quando mi sono tinto i capelli di blu mi sono sempre coperto la testa con un cappellino, per la vergogna.
Rimanevo uno pseudo-punk, ma la collezione dei miei gruppi preferiti era completa e i testi dei Rancid erano nella memoria come le regole trigonometriche con cui tenevo alta la mia media di Matematica.
Se mi aveste chiesto allora quale fosse la canzone più bella del mondo vi avrei sicuramente risposto TIME BOMB. Ska-punk. Mentre la cantano mi passa in mente molto di questo passato. Ho pensato anche ad una mail della persona a cui ho trasmesso la passione per i Rancid, ricevendo in cambio quella per altri gruppi:
?Ho appena scaricato il video di Time Bomb!!!!?

Per ultima hanno suonato RUBY SOHO. Mi ci è voluto l?ultimo sforzo per poterla godere in pieno. Quando è finita, dopo i ringraziamenti, Tim ha poggiato la chitarra ed è sceso sotto il palco. Ha iniziato a salutare la gente in prima fila, tra cui ero finito per caso anche io. Il mio braccio si è sporto oltre la transenna. Lui si autoscattava foto con le macchine che trovava davanti. Mentre mi ha stretto la mano l’ho fissato attonito. Per due anni ho tenuto un poster dei Rancid attaccato alla porta e ricordo ancora l’espressione cattiva, incazzata del suo viso. Da quel poster ho annullato tutte le distanze: un foglio di carta appiccicato sulla porta è diventato il punk rocker in persona, la posa imposta dalla foto è diventata la simpatia di un quasi quarantenne che scherza coi cellulari, stringe mani e non smette di ringraziarci.
Avete presente una di quelle esperienze da metterci la croce sopra come “cose da fare prima di morire”?
Vedere il concerto dei Rancid: X
Stringere la mano a uno dei Rancid: X

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E ora vi dico VOTATEMI!

4 Ottobre 2006 34 commenti


Amici blogger vicini e lontani. È quasi due anni che questo blog sforna articoli con frequenza più o meno regolare. Ora è venuto il momento di fare i conti.
Sono ufficialmente in gara per un concorso letterario. Siamo tutti scrittori della rete, gente senza nome, senza volto che ha collezionato nel tempo una schiera di lettori affezionati. Abbiamo scritto tutti un libro e puntiamo ai primi tre posti. Puntiamo alla pubblicazione cartacea delle nostre cose.
Siamo più di cento e il regolamento prevede una smaltimento a trenta finalisti, che verranno giudicati da una giuria di esperti. Lo smaltimento è decretato da una giuria on-line. Dovrebbero essere lettori disinteressati che leggono cento e più opere da cento pagine ciascuna, ma nessuno ci crede. Neanche gli organizzatori. Alla fine arriverà in finale chi ha più amici, una famiglia numerosa e soprattutto (nel mio caso) una folta comunità di lettori. Ci ho pensato molto prima di inserirmi in questa caccia al voto. Ci ho già sbattuto la testa con questi concorsi dalla giuria (o mezza giuria) on-line e ho sempre preferito farmi da parte. Stavolta no. Forse perché gli organizzatori sono pienamente consapevoli del sistema (e lo promuovono pure), forse perché con la coerenza ho un rapporto conflittuale, forse perché ho bisogno di qualcosa in cui credere, visto che Sheva si è rovinato la carriera venendo al Chelsea e Nora e Congedo non concludono. Alla fine il concorso prevede questo: marchettare. E siccome io mi adatto a tutto ecco la mia marchetta.
Un anno fa mi proposi di pubblicare un libro entro il Settembre 2007. Il libro c?è. Ho fatto una raccolta dei pezzi migliori del mio blog, li ho corretti, limati, ampliati, ci ho creato una storia, ho inventato qualcosa ed è uscito un mini diario-romanzo di cento pagine, il limite consentito dal concorso. Non è il massimo, ma è quanto di meglio potessi fare nel poco tempo che ho avuto.
A tutti coloro che hanno riso e sorriso delle mie storie.
A tutti coloro che si sono commossi.
A tutti coloro che hanno pensato “cazzo questo qui è bravo!” e poi me lo hanno scritto (e solo per quello ancora li ringrazio).

Cercatemi qui http://www.scrittomisto.it/granpremio Sono penultimo (gli ultimi saranno i primi).
Leggete, se volete. Alla fine come scrivo lo sapete, quello che ho da dire lo sapete. Potete anche votare alla carriera. Dovete solo iscrivervi e aspettare un codice via mail col quale votare. E poi viva la democrazia!

Sono una zoccola, lo so. Ma di classe.

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Prima del bacio leggere bene le istruzioni per l’uso.

3 Ottobre 2006 5 commenti


Aga è polacca e la scorsa settimana il suo ragazzo, polacco anche lui, le ha regalato l?anello di fidanzamento. Venerdì ci sarà il suo party d?addio. Tornerà in Polonia per studiare. ?Ti capisco? mi ha detto, quando ho sfogato la saltuaria insofferenza di una vita vissuta alla giornata, senza costruire nulla per il mio futuro ?neanche io voglio passare la mia vita a fare la commessa per un negozio di giocattoli.?
Jelena è australiana e l?anello al dito l?ha messo due mesi fa. Il suo ragazzo si chiama Daniele, è di Cerveteri. Si sono conosciuti quattro mesi fa nel quarto piano del negozio e il 7 Maggio del 2007 si sposeranno a Sidney, dove andranno a vivere. Mentre io ero a Cagliari lei ha passato un weekend a casa di lui. Vorrebbe vivere in Italia perché ora, oltre ad essere innamorata di Daniele, ha perso la testa anche per la sua famiglia.
Gianluca è di Cagliari e prima che partissi aveva iniziato a frequentare quello che rimaneva del mio gruppo di amici. In un botto ho saputo che si è sposato con una ragazza slovacca, è andato a vivere a Bratislava e ora aspettano un bambino.
Un tempo era stato il funerale del padre di una mia amica a farmi pensare che stessi invecchiando. Ma i genitori muoiono a qualsiasi età, anche quando si è bambini. I matrimoni invece sono un chiaro segno: stiamo iniziando a scavare la nostra fossa.

Se Aga si è ufficialmente fidanzata, se Jelena inizia i preparativi del matrimonio e Gianluca cerca un lavoro a Bratislava per mantenere la futura famiglia, io vivevo un menage a trois con due sorelle musulmane. Vale la pena riempirci qualche riga.

Di Mona avevo già parlato. La dolcissima ragazza musulmana del piano terra che scrisse il mio nome coi cuoricini al posto dei puntini delle i e col vezzo di arrotolarsi l?hijab sopra l?orecchio quando è in imbarazzo. Una delle più belle ragazze del negozio. Una sera uscimmo insieme e mi parlò della sua famiglia. Mi disse di avere una sorella, Amal, e due sorellastre e di vivere con la madre e il patrigno. Il padre, invece, si è trasferito in Arabia Saudita.
Da due mesi anche Amal lavora in negozio. Al terzo piano, il piano reso celebre un anno fa da Rachele e le sue extension per capelli. Il primo giorno che l?ho notata non ho pensato fosse la sorella di Mona. È bella anche lei, ma in modo diverso. L?unica cosa che avevano in comune era l?hijab sulla testa, indossato nella maniera che, da quanto poi mi ha detto, va molto in questo momento tra le giovani mussulmane. A dir la verità un?altra cosa ha avuto subito in comune con Mona: ero io. Come lei, che mi iniziò a fissare dal primo giorno di lavoro, anche Amal non ha perso tempo. Sguardi e sorrisi fin da subito.
Ho conosciuto Amal mentre camminava al piano terra con Mona. Ci siamo presentati.
?Lo sospettavo che era tua sorella. Al terzo piano c?è la scia del tuo stesso profumo.? ho detto a Mona. Quando lavora lei sento prima il suo profumo e poi vedo lei. E quando non la vedo la cerco, perché la scia rimane. Hanno riso entrambe. Non ho mai visto sorrisi così belli in vita mia. Hanno riso come comari. Qualcosa mi ha fatto pensare che di me avessero già parlato.
Pochi giorni dopo ho pranzato con Amal. Una delle prime che le ho chiesto:
?Ma tu mi conoscevi già prima di iniziare a lavorare qua??
Mi conosceva già. Mona mi aveva descritto come un ?nice boy?. E fin qui ci stava. Le sorelle sono sempre amiche e complici. Poi mi ha detto che anche la madre mi conosceva. La madre. Mi sono immaginato Mona seduta a tavola con tutta la sua famiglia a parlare di me che le sorrido, di me che le offro un cappuccino, di me che dimostro, di me che cammino. E magari anche il papà in Arabia Saudita ha saputo del ?nice boy? di cui la figlia si è invaghita. Mona è timida e tutto quello che non mi ha mai voluto dire l?ha detto alla sua famiglia. Amal è molto diversa. È più sfacciata e più maliziosa.
Durante il pranzo mi ha riempito di complimenti come poche ragazze hanno fatto alla prima chiacchierata con un quasi conosciuto. Se tutto il mondo è paese, mi stava corteggiando. Ha detto che le piace la fossetta che ho nel mento, ha detto che le piace il mio accento italiano, ha detto che le piace la mia calligrafia. Mentre parlava si è passata la vasellina sulle labbra almeno tre volte. Prima di alzarci si è sistemata lo hijab allo specchietto, si è spruzzata un po? di profumo addosso e ha chiuso una borsa piena di tutto.
Da quel giorno, ogni volta che sono passato per il terzo piano, Amal si è sempre avvicinata per parlarmi. Alla vigilia della mia partenza per l?Italia ha detto:
?I?m gonna miss you.?

Sono tornato a Londra Venerdì scorso. Sabato io e Amal ci siamo dati appuntamento alle cinque nella sala riposo del negozio. Quando è arrivata ho sentito il profumo addirittura prima che si sedesse. Più che una scia era una bolla di profumo. Se l?era messo prima di raggiungermi. Mi ha detto di aver sentito la mia mancanza. ?Anche io?, le ho detto.
Non so come, ma ad un certo punto abbiamo parlato delle nostre vite sentimentali.
Lei mi ha detto di aver avuto un solo ragazzo nella sua vita. Lo vedeva una volta ogni settimana, perché non voleva stufarsene. E perché si considera una ragazza indipendente. Quando parlavo io mi apostrofava ogni frase con un ?is it??. E come se voi parlaste del più e del meno con una persona che commenti sempre le vostre parole con un ?davvero??. Alla lunga ti chiedi se sei veramente così sorprendente o se ti stanno prendendo per il culo. Dopo quella mezz?ora qualcosa non mi tornava però.
Prima di uscire dal negozio sono passato al terzo piano per salutare Amal. Ho fatto finta di darle la mano e le ho fatto scivolare un biglietto sul suo palmo. Avevo scritto:
?I still wonder how such an indipendent girl could miss me so much.?
Presuntuoso, is it?
Me lo sono chiesto più di una volta, prima di scrivere quel biglietto, quale fosse il fine di quel gioco. Da quando io e Amal abbiamo iniziato a giocare Mona mi ha tolto parte di quei sorrisi con cui mi accoglieva ogni volta. A parte quello (che poi sono questioni loro) non ho mai pensato di andare oltre al puro semplice gioco. Fin quando si parla, in fondo, le regole non esistono. Ogni parola può valere tutto e il contrario di tutto. Ma se baciassi Amal so già che dovrei stabilire le regole di un nuovo gioco. Lei è mussulmana, io ho smesso di credere anche in Shevchenko, quale casino uscirebbe da una storia con lei? Dovrei chiederle cosa mi è concesso fare prima di essere costretto a convolare a nozze con lei? Dovrei chiederle cosa non dovrei fare per non rischiare qualche rogna? Sarebbe come se volessi partire per qualche paese arabo e dovessi leggere tutto ciò che è lecito e illecito indossare, dire, portare etc.etc. La vorrei considerare una ragazza come tutte quelle avute finora. Ma non posso. A ricordarmelo sono i capelli che non le ho mai visto, le orecchie che non le ho mai visto, il mento e il collo che non le ho mai visto. Se non posso è perché so già che non riuscirei a baciarla senza poterle accarezzare i capelli, le orecchie, il mento e il collo. Dovrei parlarci. Ma Amal non è l’ambasciata italiana in Siria, che chiami e ti informa su cosa si può indossare, cosa si può dire, cosa si può portare etc.etc. Lei è solo una ragazza di vent’anni. E come per tutte le ragazze avute, mi pare brutto stilare le regole di una storia.

Ad ogni modo ho come l’impressione che il mio biglietto abbia rotto certi equilibri. Mona mi ha quasi tolto lo sguardo. Non se ne perdeva uno. Inoltre si è licenziata e quando le ho chiesto perchè non mi ha voluto rispondere. Amal, per la prima volta, non si è avvicinata mentre ero nel suo piano. Dopo avermi salutato è rimasta di spalle a sistemare le sue cose. Mi chiedo dove siano arrivate, nel loro privato. Si sono azzuffate? Ha sancito tutto la madre? Hanno giurato completa indifferenza al sottoscritto? Se ci penso sorrido. Conto quante migliaia di ragazze avrei potuto colpire in questo modo e sorrido che di tutte quelle, mi sia incastrato ironicamente con due figlie di Allah.

In onore a Silvia Saint

25 Settembre 2006 9 commenti


E poi alla fine l’ho rivisto ed era sempre lui il più sfigato dei miei amici ma chissà perché? Crede ancora a babbo natale mentr’io a Silvia Saint?
È una canzone di un piccolo gruppo punk chiamato Moravagine. È dedicata a Silvia Saint.
Voi la conoscete Silvia Saint? Per farvela conoscere vi racconto come è finita la mia adolescenza.
Dicono che la maturazione sessuale maschile inizi con la crescita dello scroto e dei testicoli. In seguito il pene si allunga e si ingrandisce la prostata. Poi crescono i primi peli pubici, insieme all?altezza. La prima eiaculazione avviene dopo un anno dalla crescita del pene. Sì, tutto bene, ma quindi? Dopo la mia prima eiaculazione non ho pensato ?Cazzo, ora sono maturo!? Mi sono chiesto cosa fosse quella roba bianca appiccicosa (sì, sì, lo so, a casa mia non si parlava di certe ?cose da ometti?), ho pensato che avevo trovato qualcosa di più godibile dell?acqua quando si ha sete e poi mi sono preoccupato di come lavare la pacca bianca dalle mutande scure. Non ero né più grande né più piccolo. Ero un ragazzino che aveva trovato qualcosa da fare durante le puntate di Baywatch.
La mia completa maturazione sessuale è avvenuta solo qualche anno dopo. Ricordo tutto di quel momento.
Ero nel salotto di casa mia e in televisione c?erano i titoli di coda di un film con Silvia Saint. Pochi nomi: cinque attori, cinque attrici, un tecnico delle luci, un truccatore, un tecnico dei suoni (ossia quelle musichette soft-maliziose eseguite con la pianolina) e un regista/sceneggiatore/produttore. Nomi assurdi ovviamente. Era un film porno del resto. Ho sempre pensato che una delle cose più fighe del porno è inventarsi uno pseudonimo ridicolo, spesso a doppio senso. Johnny Grosso per esempio. O Adam Ferro. Ma sto divagando, vi dovevo spiegare chi è Silvia Saint.
Silvia Saint è la pornostar più bella che abbia mai calcato le scene. Dieci anni di carriera. Centinaia di film. Ora è trentenne ed è bella come agli esordi. Talmente famosa da essere citata pure da Wikipedia. In quel film era giovane, giovanissima. Mi stupì che avesse solo vent?anni, l?età in cui molte mie amiche si sarebbero poi scandalizzate quando noi maschi parlavamo di masturbazione e infastidite per ogni gesto affettuoso più caloroso di un bacino sulle guance. A vent?anni Silvia era già una spanna oltre le altre attrici. Infatti in quel film girò tre scene e in ognuna sarei voluto entrare nello schermo per staccarla dai malvagi individui che la spogliavano. ?Non toccatela! Non sfioratela! Non vedete il viso dolce che ha?? Diventare adulti significa anche capire che nel mondo ci sono ragazze belle come Silvia Saint; e la danno facilmente, faccia dolce o meno.
Tra qualche anno ci sarà qualche sociologo che cercherà di definire la generazione a cavallo del 2000. Generazione Internet. Generazione cellulare. Generazione Playstation. Oddio, mi vengono i brividi a farne parte. Io mi inserisco solo in una: la generazione Silvia Saint. Ragazzi che hanno avuto la fortuna di onorare almeno una volta il proprio seme alle gesta di una dea. E sono sicuro che se si raccogliesse tutto lo sperma versato sulle gesta di Silvia, si potrebbe formare il lago più grande del mondo. Dolce e salato non so. Ma so che si chiamerebbe Lago Saint.

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Il mio primo bacio con la vice Miss Italia.

23 Settembre 2006 3 commenti


Voi non ci crederete, ma la prima ragazza che baciato si chiamava Elisa Silvestrin ed è la seconda classificata dell’ultimo Miss Italia.
Non scherzo.
È successo da qualche parte a Venezia, dove avevo trascorso le vacanze. Elisa era unàamica di Alberto, un ragazzino che viveva di fronte a casa di mia nonna. Con lui giocavamo sempre a calcio col Supertele e un paio di volte siamo anche usciti . Ci aveva presentati non so come e dopo un?uscita insieme io e lei ci eravamo baciati non so dove.
Io avevo sedici anni ed era il periodo in cui nella terza C i miei compagni di classe iniziavano a farsi ragazze su ragazze. A me non succedeva mai nulla e a sedici anni non sbandierare almeno una storia era pari alla relegazione nella serie C della popolarità.
Per questo avevo inventato la mia ragazza. E siccome mi sembrava figo, l?ho fatta veneziana e l?ho chiamata Elisa Silvestrin, l’ho fatta diventare commessa di un negozio che si chiamava
Tuklu;Quando la descrivevo era esattamente come la seconda classificata di Miss Italia 2006. Avevo pure scritto il suo nome nel mio diario di Lupo Alberto, con tanto di prefisso veneziano. (Ve lo giuro su Mirigliani, ho fatto tutto questo!) Un fondo di verità c?è. Un pomeriggio io e Alberto giocavamo a pallone e passarono tre sue amiche nel campiello; una di loro rimase a fissarmi fin quando scomparve dalla vista. Non ricordo se fosse bionda con gli occhi verdi, non ricordo neanche se fosse carina, ma a sedici anni certe svisate rimangono nello stomaco per giorni. Quanto feci fu un semplice ricamo su quell’episodio.

Stasera quando ho visto quella ragazza chiamata Elisa Silvestrin ho pensato:
?Casso, questa qui la conosco!?
Era un riflesso condizionato. Solo dopo ho capito che non era altri che la mia vecchia ragazza immaginaria. Bella come quando l?ho baciata.
Magari.

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L’occasione persa della mia vita.

18 Settembre 2006 6 commenti


Ci sono treni che passano e non tornano più. Quando si vedono allontanare lasciano il rammarico di non averci provato, di non aver voluto tentare. E si invidia invece chi li ha presi. In questo momento della vita mia io invidio sette ragazzi. Si chiamano Giuseppe, Dario, Daniele, Omar, Francesco, Alessandro e Alessandro. Sono i concorrenti del reality La Pupa e Il Secchione.

Avevo tutti i connotati per partecipare. Sono laureato 110 e lode in Lettere Moderne; sono mezzo latinista, perché due esami di latino con il prof. Splinter valgono come un dottorato; alle elementari,alle medie e alle superiori ero eccellente in matematica; sono abbastanza intelligente da aver capito (quasi sempre) quando una ragazza me l?avrebbe data o meno; ero un appassionato risolutore di cruciverba della Settimana Enigmistica, ora la compro solo quando prendo l’aereo e nel tragitto Londra-Cagliari riesco a risolvere un Ghilardi, le ?Parole Crociate Concentriche? e, ma solo una volta sola, anche gli ?Incroci Obbligati?; fino a sedici anni facevo i puzzle e non c?è cosa più secchiona che fare puzzle dopo lo studio; leggo tanto; potrei anche sembrare brutto, basta darmi un po? da fare.
Avevo tutte le carte in regola per partecipare!

Il programma è esilarante, forse il miglior reality finora. Uno pensa che tipe del genere si trovino solo nei negozi chic, nelle feste in e in mezzo ai provini. Sapete quante ne trovavo in facoltà di ragazze del genere? E non dico che confondessero Galileo per Mago Merlino, ma a parte la nozionistica, ossia la memoria di ciò che leggevano (memoria che tutti abbiamo), non andavano oltre. E poi non facevano ridere. Io sono straconvinto che più le persone sono intelligenti, più sono simpatiche. Ma quando sono maschi, più sono intelligenti ( e simpatici) più subiscono il processo di inibizione dovuto a bullismo, isolamento, rifiuto dalle ragazze e così il lato ludico dei secchioni regredisce fino a scomparire. E così trovi i vari Dario, Alessandro, Oscar, soci del Mensa, zero cura del loro corpo e mai stati baciati.

La migliore pupa è l?aspirante (e pretenziosa) sosia di Paris Hilton. A parte lo sguardo da gatta morta, a parte gli occhi e i capelli, è un’altra persona. L?hanno fatta convivere con l?esperto in drammaturgia greca, a cui dopo due settimane di letto assieme, lezioni assieme, pasti assieme, secondo me gli sta tirando come neanche ad un ragazzino di fronte al primo film porno. Ora lei è gelosa perché lui parla sempre con un?altra e lui sfrutta l?intelligenza come è giusto fare: la manda a cagare.

Ecco. Avrei voluto convivere con lei. Perchè è quella che mi piace di meno e stando con lei avrei creato il terreno fertile per far ingelosire le altre. Le migliori. Dopo tre settimane le avrei viste azzuffarsi per me, lasciando ciuffi di capelli per tutta la casa. E io, facendo finta di voler riflettere, me le sarei fatte tutte quante. In onore di Einstein.

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La meglio gioventù updating

15 Settembre 2006 7 commenti


A.si è appena trasferita da Cagliari. Dopo il master al Mart di Rovereto inizierà uno stage a Bologna in conservazione di beni culturali.
B. vive in Portogallo da un anno. Il suo viaggio Erasmus fu la chiave della sua vita: tornò con una ragazza portoghese, si laureò in ingegneria elettronica qui a Cagliari e ora vive a Lisbona, dove lavora per la Hewlett & Packard.
M. vive a Bruxelles. Ingegnere pure lui e ora tirocinio.
E. vive a Parigi, dove frequenterà un master alla Sorbona. Sta con un ragazzo. Dal primo giorno che uscì con noi, il gruppo si divise tra chi lo considerava gay, chi etero e chi bisex. Ha dato ragione ai primi.
A.vive a Parigi anche lui, ma studia pianoforte.
C.è a Firenze, dove si sta specializzando in biologia.
Io vivo a Londra. Ma ora sono in vacanza a Cagliari.

Un anno fa scrissi un articolo sul mio gruppo di amici, indicando alcune regole per cui ancora riusciva a sopravvivere:
-storie e flirt all’ interno del gruppo.
-storie e flirt con le amiche dei membri del gruppo.
-convivenza di almeno tre giorni col gruppo.
-tentativi falliti o meno di integrare fidanzate nel gruppo.
-l’elemento jolly del gruppo.
-l’elemento festaiolo del gruppo.
Poi non ricordo più.
A Giugno 2005 era stata la laurea di A. a unirci, l?altroieri ci siamo rivisti ancora per lei, pronta a partire per Bologna dopo aver trascorso l?Estate in Sardegna. Era da un anno che non vedevo la maggior parte di loro e mi ha fatto uno strano effetto constatare come siamo deflagrati per l?Italia e l?Europa. Quattro anni fa abbiamo passato due settimane a Stintino e parlavamo di esami, quanti te ne mancano, quali ti mancano, quale media hai, cosa vuoi fare dopo, quando riprendi a studiare?
Allora B.non si sarebbe mai immaginato di spostare tutta la sua vita in Portogallo, M.non pensava a Bruxelles, io, con tutta la fantasia che avevo, non avrei mai immaginato di finire a giocare coi bambini.
Ora siamo dei work in progress viventi delle nostre vite e ho constatato una cosa: sono l?unico che ha cambiato strada. L?unico che, a parte quando scrive (ma senza ricavarci soldi), ha deciso di mettere un punto e a capo nei miei vent?anni.
Tutti i miei amici hanno mantenuto il tema delle loro vite.Gli ingegneri
fanno i calcoli, i biologi fanno ricerca, gli archeologi scavano e chi non
lavora si masterizza o specializza in ambiti più o meno attinenenti alla laurea. Comunque studiano. Seguono il filo dei libri e degli appunti. Io faccio tutt?altro.
Io penso che nessuno dei miei amici abbia mai letto De Carlo. Io li ho
letti quasi tutti, a parte gli ultimi, che tanto arriveranno prima o poi in
versione economica.
Quando penso alla mia scelta mi sento come un personaggio di De Carlo.
Tanti ne ha creati così: ragazzi che decidono di iniziare una nuova vita,
senza pensare alla carriera, al futuro, ma cercando solo di seguire
l?impulso del momento, quale esso sia. Un viaggio in America, in Cile,
la vita in campagna o wherever. Sarà perchè ho letto e riletto Due di Due che sto facendo questa vita?
Non so chi possa aver avuto ragione. Ma se mi chiedessi come sarei stato
più felice, non c?è libro, dottorato, specializzazione o master che avrebbe potuto regalarmi quanto ho vissuto finora.

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